Una solida rete di aiuto, una porta aperta alle famiglie in difficoltà

La Rete di famiglie aperte all’accoglienza nasce nel 1999 da un progetto dell’Area Minori del Villaggio Sant’Antonio. L’esperienza maturata in anni di accoglienza di minori all’interno di comunità educative ha fatto cogliere all’equipe dell’area il bisogno di aumentare nel territorio le risorse per l’accoglienza, rivolgendosi in modo particolare alla famiglia, luogo privilegiato di educazione e di crescita.

Attraverso il coinvolgimento dell’associazione di volontariato Mario Tommasi, l’impegno diretto dei frati del Villaggio e della equipe dell’area minori, è stato possibile sensibilizzare e coinvolgere un gruppo di famiglie che hanno creduto e partecipato attivamente alla realizzazione di questo progetto.
Queste persone decidono insieme di intraprendere un percorso di conoscenza e partecipazione cercando il modo per mettersi in gioco, per fare qualcosa di concreto, per venire incontro alle esigenze di accoglienza e affido del territorio.
La “Rete di famiglie aperte all’accoglienza” si costituisce come un gruppo dell’Associazione di volontariato “Mario Tommasi”.
Fin da subito viene percepita l’esigenza di essere formati per essere informati.

E così vengono contattati dei formatori con competenze diverse: da operatori che già da tempo lavorano in comunità che si occupano di affido, a professionisti che affrontano il tema del disagio dei minori nelle famiglie in difficoltà e informano sulla parte legislativa relativa all’affido familiare.
Nascono allora i percorsi di formazione annuali sull’affido aperti a tutte le persone sensibili al tema dell’accoglienza. Il percorso di formazione permette di conoscere in maniera più approfondita la realtà dell’affido e, soprattutto, permette di capire e individuare quale sia l’eventuale e reale disponibilità nei confronti dell’affido e dell’accoglienza. Questo percorso ne prevede uno parallelo anche per i figli perché anche loro si sentano coinvolti nella scelta.
Lo scopo della Rete è diffondere la cultura dell’accoglienza perché le famiglie che stanno passando un momento di difficoltà trovino in altre famiglie condivisione e aiuto per attraversare tale momento.
Negli anni sono stati sperimentate forme diversificate di accoglienza: persone disabili, giovani, adulti, ragazze vittime di tratta, mamme con bambini.

Una Rete è fatta di nodi e di intrecci ed ogni famiglia o persona (nella Rete non ci sono solo famiglie ma anche persone singole) contribuisce a renderla solida.


Cos'è l'affido familiare
L’affido familiare consiste nell’accogliere un bambino o più bambini all’interno della propria famiglia per un periodo di tempo che può essere più o meno lungo. La peculiarità dell’affido familiare è il ritorno del bambino nella propria famiglia di origine e il mantenimento del rapporto con i genitori naturali.
Si tratta di sostenere affettivamente e materialmente un bambino che si trova temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo a garantirgli una crescita adeguata rispetto ai suoi bisogni:

- diritto all’educazione
- diritto all’istruzione
- diritto al mantenimento
- diritto alle relazioni affettive


Cos'è una famiglia accogliente
La famiglia per sua natura è accogliente: infatti è formata inizialmente da due persone che si uniscono e si accolgono reciprocamente passando dalla logica dell’io a quella del noi e in seguito si aprono all’accoglienza dei figli.
Per essere accogliente una famiglia non deve essere perfetta: aspettando di risolvere tutti i problemi prima di aprire la porta di casa, esiste il rischio che quella porta resti a lungo o definitivamente chiusa.
Aprire la porta può anche essere utile per la famiglia stessa: condividendo lo spazio familiare con altre persone, impariamo ad essere più accoglienti anche tra di noi.
Accogliere ed essere aperti all’esterno aiuta la famiglia ad educarsi ad una responsabilità più ampia: ognuno secondo le proprie caratteristiche è chiamato a condividere con gli altri le proprie capacità.


A chi si rivolge
L’affido si rivolge a minori da 0 a 17 anni, italiani e stranieri, che provengono da nuclei familiari che si trovano in particolari situazioni problematiche. Per sostenere la famiglia e il bambino in difficoltà, il servizio sociale territoriale può rilevare la necessità di attivare l’affido familiare. L’aiuto concreto di un’altra famiglia può aiutare le famiglie di origine a superare le loro problematiche, ad avere gli stimoli necessari per migliorare le loro condizioni di vita. L’inserimento del minore nella famiglia affidataria è finalizzato a mantenere costanti e continui i rapporti con la famiglia d’origine del minore affidato a meno che non vi siano prescrizioni contrarie da parte dei Servizi Sociali o del Tribunale per i Minorenni.
Le cure familiari di cui necessitano gli accolti sono, non solo il soddisfacimento dei bisogni fisiologici, ma anche la capacità di assicurare adeguate risposte ai bisogni affettivi e intellettivi del minore.
L’obiettivo finale dell’affido è il ritorno del minore nella famiglia di origine.
Secondo la legge possono essere affidatari coppie con figli, coppie senza figli, persone singole. Non ci sono vincoli di età rispetto al minore affidato, né vincoli rispetto al reddito e al tenore di vita degli affidatari. La legge prevede modalità diverse di affido familiare tenendo in considerazione le esigenze e gli interessi del minore.


L' Affido puo' assumere diverse forme:

- Residenziale
il minore si trasferisce presso la famiglia affidataria per un periodo che può variare dalle poche settimane, nei casi in cui si risponda ad una emergenza, a più anni;

- Diurno
il minore trascorre con la famiglia affidataria solo una parte della giornata;

- Week-end e/o vacanze
il minore trascorre presso la famiglia affidataria periodi di vacanza e fine settimana.


Progetto Sollievo
All’interno della nostra Rete, alcune famiglie vogliono rendersi utili a sostegno soprattutto delle famiglie e dei minori che stanno vivendo una situazione faticosa per gravi problemi di salute e vari disagi di tipo sociale. Infatti, queste famiglie vivono esclusivamente in funzione di tale difficoltà ritrovandosi sole e bisognose di una presenza amica che possa dare loro un pò di “sollievo”.
Alle famiglie della Rete è chiesta la disponibilità a dare una mano regalando qualche ora alla settimana di compagnia, supporto scolastico, accompagnamento dei minori a scuola e, in collaborazione con i genitori, nell’accudimento dei figli, secondo il progetto pensato con il servizio sociale.


Vivere con la porta aperta
Una cosa non può mancare in una famiglia accogliente: la fiducia, sia verso i suoi membri interni sia verso il mondo esterno. Oggi è invece forte il rischio, di fronte ai tanti problemi veri o presunti tali che i mezzi di informazione ci portano in casa, che prevalga la paura e la chiusura. Ed allora la famiglia diventa un rifugio e non un luogo dove imparare ad aprirsi al mondo. Non è forse vero che una famiglia accogliente è anche più fiduciosa e aperta verso la società e riesce a ricevere da essa un miglior contributo anche per il proprio sviluppo? Il miglior modo per essere ben accolti è quello di iniziare noi ad accogliere.
Essere accoglienti non significa però ritenersi capaci di farci carico di qualsiasi situazione, bisogna considerare anche i limiti e le risorse di cui dispone la famiglia.
Una famiglia accogliente è una eredità preziosa che costruiamo con e per i nostri figli, mantenendo la porta aperta avremo consegnato loro un prezioso antidoto contro la sfiducia e la paura verso il mondo.

L’accoglienza è una forma importante di partecipazione sociale: aprire la propria casa significa combattere la solitudine che caratterizza il vivere dei nostri tempi e indirizzarsi verso una responsabilità condivisa del disagio.


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